Siamo da sempre convinti che le condizioni economiche di partenza di ognuno di noi non possano e non debbano negarci la possibilità di accedere pienamente all’istruzione universitaria, fondamentale in un mondo in cui la settorializzazione e la specializzazione del mondo del lavoro diventa pre-requisito fondamentale per chiunque voglia assicurarsi un futuro stabile nel mondo del lavoro.

Ciò a cui stiamo assistendo oggi all’Università degli Studi di Palermo ha dell’assurdo. La normativa nazionale in materia di contribuzione studentesca afferma che tutte le studentesse e gli studenti che si trovano nella fascia di reddito tra i 13.000 e i 30.000 euro abbiano il diritto ad una contribuzione ridotta, con aliquota al 7%. Crediamo che questa misura sia fondamentale per allargare lo spettro di usufrutto del diritto allo studio e che sia da applicare nettamente in ogni ateneo, nell’attesa che l’istruzione universitaria diventi davvero totalmente gratuita.

L’Università di Palermo ha però deciso di escludere dalla cosiddetta area “calmierata” tutte le studentesse e gli studenti che frequentano il primo anno di studi, a causa di una interpretazione giuridicamente errata della normativa nazionale. La normativa afferma infatti che per gli iscritti ai primi anni l’unico requisito necessario per accedere all’area in questione sia quello della fascia di reddito, al quale si aggiungono requisiti di merito ma solo ed esclusivamente per gli studenti iscritti dal secondo anno in poi. Come Udu – Unione degli Universitari Palermo, abbiamo sin da subito cercato una risoluzione immediata alla questione, presentando una mozione in Senato Accademico e chiedendo che la normativa nazionale venisse interpretata correttamente. Le risposte che abbiamo ricevuto sono state sconcertanti e oltremodo illegittime, ignorando il problema fattuale di tantissime studentesse e studenti che ad arrivano a pagare anche dai 300 ai 400 euro in più di quelli che dovrebbero regolarmente pagare per sostenere i loro studi.

La sordità dell’Università di Palermo di fronte a questo problema non può che spingerci a lottare ancora più duramente, intraprendendo se necessario le dovute vie legali per mettere al muro l’istituzione universitaria e rimborsare tutti gli studenti che stanno subendo questo torto.

Di seguito i nostri contatti per ogni area dell’Università che potete contattare:

Marco Blandini 3332751509; Giulia La Barbera 3895793003.

Andrea Vergottini 366 716 7668 per Scienze Politiche (Scienze politiche e delle relazioni internazionali e Scienze dell’amministrazione e magistrali)

Eleonora Di Gangi 320 758 1629 per Scienze della Comunicazione

Eleonora Di Maria 320 068 3834 per Scienze Umane (Psicologia, Servizio sociale, Scienze Motorie, Scienze dell’educazione, Scienze della Formazione Primaria e relative magistrali

Enza Di Maria 3298507922 per Lettere (Beni Culturali, Lettere, Lingue, DAMS, Storia e filosofia e relative magistrali)

Arianna Catalano 328 191 7870 per Economia (Scienze del Turismo, SECI(M), Statistica, Economia e Amministrazione Aziendale, Economia e Finanza e relative magistrali)

Manuela Perlotti 349 057 7702 per la Scuola delle Scienze di base applicate e Agraria

Francesco Faldetta 340 476 9557 per Giurisprudenza

Federico Scannavino 389 925 9889 per Ingegneria e Architettura

Noemi Giardina 389 831 3538 la scuola di Medicina e Chirurgia