L’Università degli studi di Palermo è un’istituzione pubblica che si ispira ai principi della Costituzione della Repubblica Italiana e della Magna Charta Universitatum sottoscritta dalle Università europee. Sua precisa finalità è la promozione della cultura, della ricerca di base e applicata, dell’alta formazione e del trasferimento tecnologico.” 

Così recita l’articolo 1 comma 1 del nostro Statuto. L’alta formazione quindi è, insieme alla ricerca, il cuore pulsante di un ateneo. Seppur esistono docenti che credono che le Università siano principalmente finalizzate alla ricerca, in realtà queste esistono principalmente per trasmettere il sapere. La didattica e la sua organizzazione costituiscono quindi un tema centrale per la nostra organizzazione. Per tale motivo non possiamo fare a meno di chiederci se questa sia realmente efficiente, di alta qualità e ben organizzata. Partiamo dall’inizio, dall’analisi dei piani di studio: nel nostro ateneo questi molto spesso non sono per nulla competitivi con quelli degli altri atenei, specie con quelli dell’Italia centro Settentrionale. Molti corsi infatti stentano ad aprire nuovi curriculum e alle volte sono costretti a riempire i propri piani di studio con materie assolutamente fuori contesto. In altri casi invece si aprono corsi di laurea del tutto nuovi, di dubbia utilità e potenzialità formativa, al posto di aprire un semplice nuovo curriculum o ancora meglio di utilizzare le risorse per ampliare il numero dei posti.

Da qualche mese il nostro Ateneo ha perfino deciso di intraprendere una vera e propria lotta contro i gruppi formativi opzionali, gruppi di materie di cui lo studente deve sceglierne solo una. Come sindacato studentesco riteniamo che le materie opzionali siano insegnamenti importanti ma non complementari, motivo per cui è necessario sceglierne solo una per gruppo, tuttavia il nostro Ateneo ritiene che le materie opzionali siano delle materie di secondo grado e quindi eccessivamente dispendiose. Tale intenzione è stata ben dimostrata con la delibera del Consiglio D’Amministrazione del 12 Novembre 2018, nella quale viene specificato che non è più possibile effettuare contratti con docenti per materie opzionali con fondi dell’Ateneo. Ciò quindi porterà alla progressiva sparizione di questa utilissima possibilità. 

Se tutto quello di cui abbiamo parlato fino ad ora però può essere ricondotto a delle mere conseguenze del sottofinanziamento o alla cattiva gestione delle risorse, è fondamentale andare anche ad analizzare ciò che non dipende da questioni economiche bensì dalla condotta del corpo docenti e da come il Senato accademico ha gestito la didattica. Non sono pochi i casi di studenti che lamentano scarsa qualità delle lezioni. Sicuramente non esiste un modo perfetto di insegnare, ciò che è certo però è che non è efficiente la semplice lettura meccanica delle slide. Se in questo caso però si denota una scarsa qualità nell’ambito puramente formativo da parte del docente, in altri casi il problema sta nel puro disinteresse verso il proprio lavoro e verso gli studenti: ci riferiamo in particolare alle spiacevoli volte in cui alcuni docenti si presentano regolarmente con nettissimi ritardi o addirittura non si presentano sul posto di lavoro senza avvertire. In alcuni casi addirittura questi non coprono neanche tutte le ore di lezione a cui lo studente ha diritto secondo quanto sancito dal proprio consiglio di corso. Per quanto riguarda gli esami la storia non cambia: esistono infatti ancora docenti che praticano il salto d’appello, nonostante la delibera del Senato del 5 Maggio 2015 che lo vieta, esistono ancora docenti che anticipano gli appelli, nonostante l’articolo 25 del nostro Regolamento Didattico d’Ateneo che lo vieta. Se questi però possono passare tra le fila di semplici abusi di una piccola parte del corpo docente, vi sono problemi strutturali che penalizzano gli studenti che andrebbero risolti dagli organi competenti, primo fra tutti il Senato accademico. Innanzi tutto la “Carta dei diritti degli studenti e delle studentesse”, approvata dal CNSU nella seduta del 8 Settembre 2011, non trova ancora applicazione nel nostro Statuto. A questo si aggiunge che nell’ultimo anno, da quando si è insediato il nuovo Consiglio degli Studenti nel Marzo 2018, non si è ancora trovata la volontà politica, da parte della maggioranza del CdS, di discutere e approvare la Carta, da noi appositamente rivista e corretta.

Da ciò ne consegue che molti corsi sono ancora liberi di comunicare gli appelli in ritardo, di farli coincidere, di non prevedere prove in itinere per tutte le materie. Inoltre non esiste ancora ufficialmente la figura dello studente-lavoratore; molti studenti infatti che lavorano per permettersi gli studi non trovano tutele adeguate da parte del nostro Ateneo e si ritrovano troppo spesso a dover scegliere fra l’una o l’altra attività. La didattica è il fulcro di un’ Università, se questa non è di qualità, tutte le altre rivendicazioni finiscono per perdere di significato. Ad oggi il nostro Ateneo, seppur vittima del sottofinanziamento, non sta minimamente provando a reagire condannando i propri studenti a vivere un percorso universitario carente e in alcuni casi non di alta formazione.