A Ottobre del 2018 il Rettore dell’Università degli studi di Palermo ha convocato un’assemblea aperta con tutte le componenti della comunità accademica per annunciare la volontà di modificare lo statuto d’Ateneo, già in deroga di 8 anni rispetto alla 240/2010 (la famosa legge Gelmini). 

L’iter di modifica inizia con l’istituzione di una commissione ad hoc che rappresentasse la comunità accademica intera compreso 1 studente, ruolo ricoperto dal Presidente del Consiglio degli Studenti. 

Dopo circa 2 mesi e mezzo, tale commissione produce una bozza di riforma statutaria da sottoporre congiuntamente a Senato Accademico e Consiglio d’Amministrazione affinché potessero essere proposte ulteriori modifiche. 

Da questa prima riunione non si è arrivata all’approvazione definitiva del documento che invece arriverà dopo circa 20 giorni, cioè il 6 Marzo 2019. 

Il parere del Consiglio degli studenti, unico organo veramente rappresentativo della voce della comunità studentesca, è stato chiesto solo nel periodo intercorso tra le 2 riunioni congiunte. Conseguenza di ciò è che la bozza di modifica su cui l’università ha lavorato non ha mai visto il parere degli studenti incidere significativamente potendo, quindi, proporre delle modifiche alle modifiche già presentate e non a presentarne di ulteriori sostanziali. 

Sì, nonostante lo studente in Commissione Statuto fosse proprio il Presidente del Consiglio degli Studenti. 

Adesso, si aspetta soltanto che le modifiche allo statuto della nostra Università vengano approvate dal Ministero della Pubblica Istruzione, Università e Ricerca (MIUR). 

Riteniamo che la linea politica assunta dalla maggioranza del Consiglio degli studenti e in generale la politica adottata dall’amministrazione d’Ateneo possa risultare pericolosa per la comunità studentesca e per la comunità accademica tutta, rimarcando sempre di più il dislivello già esistente tra i vari dipartimenti. 

Nel dettaglio l’inserimento della distribuzione di una parte dei fondi d’Ateneo su base premiale e non sulla base del fabbisogno, rischia di generare l’esistenza di dipartimenti di Serie A e dipartimenti di Serie B, andando a minare la qualità della didattica, seguendo lo stesso principio che ha generato il dislivello tra le Università del Nord e quelle del Sud dell’Italia. 

Inoltre, sarà previsto lo stravolgimento delle strutture di raccordo d’Ateneo. Infatti i dipartimenti saranno liberi di istituire o no le nuove strutture di Scuola (fatta eccezione per la Scuola di Medicina e Chirurgia che continuerà a esistere con le proprie e attuali funzioni). 

Riteniamo positivo questo cambiamento pur essendo coscienti di alcune criticità. Tra queste l’elezione del Consiglio degli Studenti. 

Infatti, se fino al 2018 il CdS era formato da 10 studenti proveniente dalle 5 Scuole di Ateneo, 2 rappresentanti per ognuna di queste, adesso il CdS manterrà la stessa impostazione elettiva ma la provenienza dei rappresentanti sarà basata sulla identificazione di 5 Macroaree CUN che racchiudono i corsi di laurea ma che di fatto non rappresentano un’istituzione. 

Definendo quindi una minore e ambigua rappresentatività dei consiglieri. 

Per tale ragione la nostra proposta era quella di eleggere 2 studenti provenienti da ogni dipartimenti, allargando quindi la struttura del Consiglio per renderlo più rappresentativo delle istanze degli studenti nel rispetto della loro eterogeneità. 

Inoltre riteniamo incomprensibile che non sia stata accetta la nostra proposta di rendere il parere del Consiglio degli Studenti da semplice consultivo a vincolante per le tematiche che riguardassero strettamente la vita degli studenti, qualunque fosse stata la sua struttura. 

Unica nota positiva, che vogliamo sottolineare, di queste modifiche allo Statuto di Ateneo è l’inserimento della rappresentanza studentesca nei Consigli di Dipartimento la cui assenza ci rendeva uno dei pochi Atenei a esserne rimasti ancora sprovvisti. 

Tuttavia, ci preme evidenziare come questo ultimo punto non sia una reale vittoria ma il semplice raggiungimento del rispetto della legge (240/2010) dopo SOLI 9 anni. 

In attesa della risposta del MIUR, abbiamo ritenuto fondamentale mettere in luce queste criticità per la comunità studentesca per rendere noto a tutti la pericolosissima strada che sta intraprendendo la nostra amministrazione di ateneo e in generale la superficialità di una parte della rappresentanza studentesca.