Crolla il numero dei posti a Scienze della Formazione Primaria!

Il 13 Febbraio il Consiglio di corso di laurea di Scienze della Formazione ha deliberato il taglio di 80 posti per il prossimo anno: quest’ultimi calano da 310 a 230, un taglio che ammonta quindi al 25% dei posti prima disponibili. 

La ragione fornita dal Consiglio a questo doloroso taglio è stata l’assenza di aule che ospitassero circa 300 studenti e la mancanza di docenti e di risorse per sdoppiare le cattedre per alcuni insegnamenti. 

Ci siamo interrogati quindi su come potesse essere possibile superare tali difficoltà. 

La prima proposta che abbiamo suggerito è stata quella di riorganizzare la didattica facendo maggior uso dei gruppi formativi opzionali. In questo modo gli studenti avrebbero potuto dividersi in diversi insegnamenti fra loro alternativi e non complementari. 

Tale opzione era anche appoggiata dal Direttore del Dipartimento SPPF e alla luce di questo abbiamo provato per mesi ad instaurare un tavolo a tre (Sindacato studentesco, Coordinatore di Formazione e Direttore di Dipartimento) per trovare una soluzione. Tuttavia l’incontro, seppur richiesto svariate volte non è mai stato realmente preso in considerazione. 

L’altra opzione che avevamo avvallato, sicuramente preferita rispetto alla prima, era quella di dare un finanziamento extra budget al Dipartimento per tenere in piedi le due cattedre. Tale proposta è stata avanzata anche dal coordinatore di corso di laurea, il quale ha fornito al Consiglio d’amministrazione un prospetto economico sui fondi necessari per coprire due cattedre. 

I fondi richiesti ammontavano a circa €30.000, cifra che avrebbe consentito al corso di ottenere un’elevata qualità della didattica alzando addirittura i posti a 400

Adesso siamo costretti a chiederci per quale ragione questi fondi non siano stati erogati preservando questo intento. 

Il CdA ha comunicato, dopo un’attenta analisi costi-benefici, che i fondi non dovevano essere erogati. 

Ci siamo permessi a questo punto di analizzare anche noi la situazione.

Innanzi tutto abbiamo considerato la perdita per l’Ateneo data dal mancato ingresso di 170 persone paganti il contributo onnicomprensivo nel corso di Formazione primaria, differenza fra i 400 posti che l’Ateneo avrebbe raggiunto con lo stanziamento del suddetto budget.

Abbiamo considerato che tutti gli studenti che potevano volersi immatricolare a scienze della formazione si iscriveranno comunque a Unipa, a differenza di quanto afferma il verbale del consiglio che ipotizza che molti di questi si sarebbero iscritti alla Kore o alla Lumsa.

Abbiamo inoltre considerato che la metà di questi studenti probabilmente si troveranno tra No-Tax area e area calmierata, in tal caso all’Ateneo non farebbe differenza se questi si iscrivono nel corso di Formazione primaria o in altri.

Abbiamo infine calcolato che il restante 50% di studenti si trovi nella fascia più bassa subito dopo l’area calmierata.

Nonostante ciò ci sarebbe comunque una sostanziale differenza di introiti per l’Ateneo, infatti l’area di Formazione primaria è quella che prevede un contributo onnicomprensivo nettamente più alto rispetto agli altri ambiti umanistici.

Appare subito chiaro come la nostra analisi sia estremamente contenuta rispetto a quanto possibilmente sarà la realtà dei fatti. 

Nonostante l’analisi a ribasso abbiamo calcolato una perdita per l’Ateneo di circa €25.000. 

Se l’Ateneo di Palermo perdesse circa 25.000 euro all’anno per questo motivo, Il CdA avrebbe quindi ragione? 

Spendere 30.000 euro quando ne rientrerebbero soltanto 25.000 potrebbe sembrare una perdita ma è necessario sottolineare che l’Università investe sugli studenti come ente pubblico che forma futuri cittadini e lavoratori, non come un’impresa privata che guarda a logiche del profitto.

I 5.000 euro in più che Unipa avrebbe dovuto investire sarebbero fruttati in termini di aumento del tasso degli occupati tra i laureati in questo corso di laurea.  “Dopo pochi mesi dalla prova finale tutti i laureati hanno già un incarico di insegnamento a tempo determinato.”, così viene scritto nel verbale del consiglio tenutosi il 13 Febbraio. 

A questo punto rimane solo da chiarire da dove potevano essere presi i 5.000 euro che costituiscono la perdita che attualmente subirebbe l’ateneo.

Tali fondi potevano tranquillamente essere trovati nel milione in più che la Regione Sicilia aveva stanziato quest’anno per l’Ateneo di Palermo.

Potevano essere trovati nei 3 milioni circa che sono arrivati in più dal ministero.

 E, forse, dalle centinaia di migliaia di euro racimolati dall’Ateneo grazie all’aumento del 3% delle “tasse universitarie”.

Ci risulta, infine, davvero anacronistico parlare di una cosa di questo tipo vista l’imminente discussione sul superamento del numero chiuso a Medicina e vista la recente apertura del corso di laurea di Architettura. 

Oggi, la volontà dell’Ateneo di Palermo è quella di non investire sui corsi umanistici, e di non aprire alla cittadinanza l’insegnamento accademico mantenendo il numero chiuso, anche a costo di non progredire mai rispetto agli altri Atenei.